
Buongiorno pollastrelle,
bentornate sul blog! 😚 Sicuramente, vi starete chiedendo come mai stamattina vi abbia affibbiato questo epiteto. La risposta è: no, non sono pazza. E no, non ho battuto la testa. 😜 Vi ho chiamate ‘pollastrelle’ perché, strano ma vero, questo termine è associato all’argomento di cui vi parlo oggi.
Come ormai sapete, la sottoscritta è una patita dei pink books; quello che, forse (se non siete fan del genere) non sapete, è che dietro la parola romance si cela una miriade infinita di sue declinazioni. Abbiamo il dark romance, il forbidden, il contemporary romance, il new adult e lo young adult e via discorrendo. Insomma, ci siamo capite, no? 😉
Tra tutti questi sottogeneri c’è anche quello che approfondiamo in questo articolo, al quale Ho provato a non amarti appartiene: il chick-lit.
Se vi state chiedendo da cosa derivi questa strana definizione per un genere letterario, sappiate che il termine altro non è che la contrazione di due parole inglesi: ‘chicken’ e ‘literature’. Ma perché unire la parola ‘pollo’ alla letteratura? 🤔 Nello slang statunitense, l’abbreviazione di chicken, chick, è un termine informale utilizzato per indicare una ragazza/giovane donna.
I primi romanzi appartenenti a questa tipologia di romance sono arrivati sul panorama editoriale a partire dagli anni Novanta, principalmente ad opera di autrici britanniche e statunitensi (il nome Sophie Kinsella vi dice niente? 😎); il termine, invece, è entrato nel linguaggio di uso comune intorno agli anni Duemila.
Ma vediamo a grandi linee quali sono le caratteristiche che distinguono il chick-lit dal tradizionale romanzo rosa.
Se vi avventurate tra le pagine di uno di questi romanzi, sicuramente noterete una vena ironica e umoristica nello stile dell’autrice. Le sue protagoniste sono giovani donne – spesso single e neo-femministe! –, generalmente di età compresa tra i venti e i quarant’anni, che vivono in grandi città e lavorano sodo per ottenere i successi desiderati.
Troverete protagoniste irriverenti, che vi faranno sorridere e innamorare delle loro avventure/sventure: sì perché, proprio come accade per le altre tipologie di romance, non sempre le cose vanno bene, non sempre è tutto “rose e fiori”. Ed ecco, quindi, che vi emozionerete con loro, vedrete le loro anime messe a nudo per i lettori, gioirete con (e per) loro durante il percorso di crescita personale ed emotiva che affrontano.
Leggere un chick-lit è sicuramente meno impegnativo che leggere, ad esempio, un romanzo di Ken Follett o un grande Classico, ma non per questo non vi darà emozioni, non per questo vi dovrete sentire lettrici ‘meno capaci’. E poi, diciamolo, nei libri di Ken Follett mica c’è tutto il pepe che c’è nei chick-lit. A buon intenditore… 😏
Ora chiedo a voi, avete mai affrontato questo tipo di letture? Se sì, vi piacciono?
Aspetto le vostre considerazioni nei commenti! 😘⬇
A presto,
Arianna
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